Come si viaggia restando immobili? Con la fantasia, scorrendo le mappe, i biglietti, le monete, i francobolli, le cartoline...

lunedì 6 febbraio 2012

71. Portorico

 

 

 

Restiamo negli Stati Uniti e andiamo a Portorico, l’Isla del Encanto, grazie a questi quarti di dollaro dedicati al territorio non incorporato nell’Unione ma ad essa associato. Come si può notare dalle immagini scelte per le monete, è un territorio caraibico di notevole bellezza, situato a est della Repubblica Dominicana e a ovest delle Isole Vergini. Circa 4.000.000 di abitanti popolano i 9.104 kmq dell’arcipelago, che ha per capitale San Juan e gode di un ampio stato di autonomia: la curiosità è che dal 1917 i portoricani godono della cittadinanza americana ma non hanno il diritto di votare per eleggere il presidente!

Dai, facciamo un giretto per quelle lande antillane dalle case bianche e dalle numerose chiese (il 73% degli abitanti professa la religione cattolica), dalle spiagge meravigliose e dalla lussureggiante vegetazione.

 

IL CAMPIDOGLIO A SAN JUAN

FOTOGRAFIA © M.T. MELENDEZ

 

LA SPIAGGIA DI ARECIPO

FOTOGRAFIA © ALESSANDRO CAI

 

LA COSTA A PATILLAS

FOTOGRAFIA © OQUENDO

 

LA CHIESA DI SAN JOSÉ

FOTOGRAFIA © OLIVER ZENA

 

IL FORTE DI SAN FELIPE DEL MORRO

FOTOGRAFIA © J.M. OLIVER

 

EL YUNQUE

FOTOGRAFIA © KATKA NEMCOKOVA

 

LA FORESTA PLUVIALE

FOTOGRAFIA © STANTHEJEEP

lunedì 16 gennaio 2012

70. La cupola del Campidoglio

 

 

Voliamo negli Stati Uniti oggi: l’aereo che ci porta a visitare il è questa monetina da un cent emessa dalla zecca americana, incisa da Joseph Menna su disegno di Susan Gamble.

È un viaggio nel tempo, visto che l’immagine ritratta è la costruzione della cupola del Campidoglio (Capitol Dome) di Washington, non ancora finita, così come appariva il 4 marzo 1861, il giorno in cui si insediava il presidente Abraham Lincoln. Esiste anche una fotografia dell’epoca:

Progettata nel 1854, la cupola ebbe una travagliata costruzione, terminata solo nel gennaio 1866

Oggi, a Washington, la vedremmo invece così, sovrastare la sede dei due rami del Congresso americano:

 

FOTOGRAFIA © DILIFF

 

FOTOGRAFIA © MATT H. WADE

 

FOTOGRAFIA © J. SQUISH

 

FOTOGRAFIA © DAVID MAIOLO

 

FOTOGRAFIA © TERENCE7

 

FOTOGRAFIA © DILIFF

mercoledì 28 dicembre 2011

69. Samoa


Samoa salta da una parte all’altra della linea del cambiamento di data eliminando quest’anno il 30 dicembre e anticipando così il Capodanno, che dal 2012 sarà la prima a festeggiare – mentre prima era l’ultima.

È una questione dibattuta da tempo, almeno dalla Conferenza del Meridiano che si tenne a Washington nel 1884. Umberto Eco sulla diatriba della linea del cambiamento di data scrisse addirittura un romanzo, L’isola del giorno prima.
Il problema dei samoani non era certo di vedere i vicini festeggiare in anticipo di un giorno il nuovo anno (e Pasqua e Natale e tutte le feste comandate) anche se forse ne soffrivano rodendosi. Il vero problema è che i loro rapporti si svolgono di prevalenza con la Nuova Zelanda e l’Australia, relativamente vicine, ma distanti ben 21 e 23 ore. Ora saranno soltanto a una e tre ore, e combinare affari nello stesso giorno è più facile…

Cominciamo, come nostro costume, dalle monete. L’unità divisionaria è il tala, diviso in 100 sene. Predominano le raffigurazioni di prodotti locali: banane, cacao, palme da cocco. A Samoa tra l’altro è molto sviluppata l’industria dell’assemblaggio di componenti elettrici.








Andiamo allora a vedere un po’ in giro com’è fatto questo piccolo arcipelago perso nel bel mezzo del Pacifico, dove vivono 178.000 persone, duramente toccato dallo tsunami del 26 dicembre 2004.

LA VALLE DI FALEFA

FOTOGRAFIA © KRONOCIDE

UNA SPIAGGIA A TUAMASAGA

FOTOGRAFIA © TEINESAVALI

SPIAGGIA A LEFAGA
FOTOGRAFIA © STEPHEN GLAUSER

UN AUTOBUS A SAVAII
FOTOGRAFIA © KRONOCIDE

FALE TELE, LUOGO D’INCONTRO A LELEPA
FOTOGRAFIA © TEINESAVALI

CAPANNA SULLA SPIAGGIA A MANONO
FOTOGRAFIA © SONJA PIEPER

sabato 10 dicembre 2011

68. Un Natale americano






Il Natale che abbiamo adesso è molto diverso da quello dei nostri padri e dei nostri nonni: è stato mediato e commercializzato dallo stile di vita americano con l’introduzione ad esempio della figura di Santa Claus e del suo “Ho! Ho! Ho!”. Film e telefilm hanno completato l’opera, tanto è vero che la canzone di Natale per antonomasia ora è “White Christmas”, arrivata da una pellicola con Bing Crosby.






Questo è adesso il Natale, come si può apprezzare dai francobolli statunitensi che fanno da spunto per questo post. Andiamo almeno a curiosare al di là dell’oceano, andiamo a vedere com’è… Christmas.





UNA CASA ILLUMINATA PRESSO NEW YORK


FOTOGRAFIA © FORBES

ROCKEFELLER CENTER A NEW YORK


FOTOGRAFIA © STOCK IMAGES

CLIFTON MILLS, OHIO (3.500.000 lampadine)


FOTOGRAFIA © MOOFPOCKET

SANTA CLAUS


FOTOGRAFIA © JONATHAN G. MEATH

Quanto a voi, viaggiatori immobili, vi auguro sin d’ora un Natale lieto e sereno.

venerdì 11 novembre 2011

67. Tagikistan







Torniamo a viaggiare lontano sulle ali della fantasia e del blog. Facciamo un tuffo in una delle ex repubbliche sovietiche, a partire da queste non troppo affascinanti monete, che si chiamano somoni, divise in 100 diram. Il paese che le emette è il Tagikistan, indipendente dal Natale 1991, a seguito della dissoluzione dell’URSS. Si trova adagiato sulle catene montuose del Trans-Alay e del Pamir e ospita la più alta vetta dell’Asia centrale,il Picco Ismail Samani, 7.495 metri. La popolazione è in gran parte tagika, un’etnia persiana, e musulmana; vi sono minoranze uzbeke e russe. Anche la lingua, il tagico, è di ceppo iranico, sebbene lo si scriva con caratteri cirillici. Facciamo un giretto. Cominciamo dai relitti del periodo sovietico:

IL MAUSOLEO A ISMAIL SOMONI

© IBRAHIMJON

IL PALAZZO DELL’UNITÀ


IL PALAZZO DEL GOVERNO A DUSHANBE



Questa è la veduta panoramica della capitale Dushanbe:

© VARGAA

Meglio le montagne, che costituiscono l’intera parte del territorio tagico:

© INKUBUSSE e IBRAHIMJON

© T. VOEKLER

© ALPENEAST

Infine, un salto al mercato: magari per comperare qualche manciata di frutta secca, e a tavola, dove è possibile perdersi tra le portate:


© STEVE EVANS

© IBRAHIMJON

sabato 29 ottobre 2011

66. Tivoli, Villa d’Este

 

villa2

Come dico spesso, non è necessario andare lontano per trovare dei luoghi meravigliosi, che incantano. Il viaggio immobile che mi ha suggerito questo francobollo l’ho effettuato davvero due anni fa. La nostra meta oggi sono infatti i giardini di Villa d’Este a Tivoli, città che si trova a una trentina di chilometri a est di Roma e che ospita altre attrattive turistiche, in particolare la Villa Adriana.

Ma concentriamoci su Villa d’Este: la residenza fu voluta dal cardinale Ippolito II d'Este, figlio di Alfonso I e di Lucrezia Borgia. La storia della Villa si intreccia con le vicende del cardinale: per l'essenziale contributo dato all’elezione, nel 1550, Papa Giulio III del Monte volle ringraziarlo nominandolo governatore a vita di Tivoli e del suo territorio. Il cardinale arrivò a Tivoli il 9 settembre e vi fece un'entrata trionfale, scoprendo però che la residenza del governatore era un vecchio e scomodo convento benedettino. Decise di trasformare il convento in una villa, che sarebbe dovuta essere la gemella del grandioso palazzo che stava contemporaneamente facendo costruire a Roma.

I lavori della Villa furono affidati all'architetto Pirro Ligorio, affiancato da un numero impressionante di artisti ed artigiani. Si dovettero inoltre acquisire i terreni necessari da ben due chiese appartenenti a ordini diversi, operazioni che durarono fino al 1566, e convogliare le acque dell'Aniene con nuovi cunicoli che provenivano dalle cascate.

Lo splendido giardino, opera mirabile frutto del genio di Pirro Ligorio, si estende a partire dalla facciata posteriore della villa, rispetto all'ingresso attuale del palazzo, ed è articolato fra terrazze e pendii, con un asse longitudinale centrale e cinque assi trasversali principali, collegando e raccordando con maestria le diverse pendenze, utilizzando uno schema architettonico tipico delle città romane.

L'originale disegno, in aggiunta allo splendido paesaggio di cui si può godere dai vari piani, le fontane con i loro splendidi giochi d'acqua, lussureggianti alberi e piante di varie specie rendono il giardino di Villa d'Este uno dei più belli e famosi esistenti, tale da essere divenuto modello per molti altri luoghi simili.

Il risultato è solo in parte visibile ai giorni nostri, ma i numeri sono sorprendenti: 35.000 mq complessivi di giardini, 250 zampilli, 60 polle d’acqua, 255 cascate, 100 vasche, 50 fontane, 20 esedre e terrazze, 300 paratoie, 30.000 piante a rotazione stagionale, 150 piante secolari ad alto fusto, 15.000 piante ed alberi ornamentali perenni, 9.000 mq di viali, vialetti e rampe.

 

LE CENTO FONTANE

 

LA FONTANA DELL’ORGANO

 

LA FONTANA DI ROMETTA

LE PESCHIERE

 

LA FONTANA DELL’OVATO

FOTOGRAFIE © DANIELE RIVA