Come si viaggia restando immobili? Con la fantasia, scorrendo le mappe, i biglietti, le monete, i francobolli, le cartoline...

venerdì 28 maggio 2010

9. Le Isole Falkland

Il 2 aprile 1982, inviate dal “governo dei generali”, forze argentine sbarcavano a Port Stanley, capoluogo delle isole Falkland, possedimento britannico formato da isolotti freddi e rocciosi per una superficie di 12.713 kmq, situato a 450 km dalle coste argentine.
Il governatore di Sua Maestà si arrese, soverchiata da 5.000 nemici la sua truppa di 79 marines.

La Gran Bretagna dapprima si indignò, poi decise di dover vendicare il suo onore violato. Il premier era del resto la “signora di ferro”, Margaret Thatcher: al parlamento che di primo acchito ne aveva invocato le dimissioni, chiese ed ottenne l’invio della Armada con le portaerei “Invincible” ed “Hermes”. L’Argentina dal canto suo allertò la flotta a Comodoro Rivadavia e ribattezzò le Falkland “Malvine” e il suo capoluogo “Puerto Argentino”.

Il mondo iniziò a preoccuparsi di una possibile guerra: il primo mediatore fu Haig, segretario di stato americano. Più avanti avrebbero tentato la strada diplomatica Perez de Cuellar, segretario generale dell’ONU, e Giovanni Paolo II.
Il 25 aprile i primi soldati britannici giunsero nella zona delle Georgie del Sud e ne approfittarono per riprenderne il possesso, rivendicato anch’esso dall’Argentina.
Il 1° maggio la RAF bombardava l’aeroporto delle Falkland, unica fonte di rifornimento, e due giorni dopo, rispondendo all’abbattimento di alcuni Harrier, affondava la seconda nave argentina per stazza, l’incrociatore “General Belgrano”. Il giorno seguente gli argentini affondarono con un missile francese Exocet la nave “Sheffield”, uccidendo trenta soldati di Sua Maestà.

Il memoriale per i caduti

La guerra ormai era in corso, i diplomatici reagivano con lentezza, il blocco navale britannico funzionava egregiamente, tanto che Mosca se ne lamentò all’ONU. Le Nazioni Unite si rivelarono assolutamente inutili, come tante altre volte succederà in futuro.
Il 21 maggio, sfidando il tempo inclemente un commando inglese sbarcava sull’isola e creava una testa di ponte: iniziarono i combattimenti terrestri. Mentre i missili argentini affondavano il cacciatorpediniere “Coventry”, le truppe della Regina conquistavano Port Darwin e Goose Green e accerchiavano Port Stanley grazie ad un ultimo disperato assalto ordinato dal “Comandante H”, il tenente colonnello Herbert Jones. Le sorti della battaglia erano decise.

Altri 3.000 marines sbarcarono a fine maggio sulle Isole Falkland, appoggiati dai gurka nepalesi. Il maltempo però bloccò a lungo le operazioni. A Buenos Aires l’11 giugno Giovanni Paolo II provò un ultimo tentativo di mediazione con il generale Galtieri. Due giorni dopo gli argentini, ormai stremati si arresero. La guerra delle Falkland era finita. Lo stesso giorno, a Barcellona, iniziarono i campionati del mondo di calcio. Anche lì l’Argentina provò il sapore amaro della sconfitta: i campioni in carica persero 1-0 con il Belgio.

Fin qui la storia. Ora viaggiamo alla nostra maniera in questo arcipelago composto da oltre 200 isole dal clima alpino e ventoso. Osserviamo i pinguini, i gabbiani e le pecore che campeggiano sulle monete, ammiriamo il paesaggio sulle banconote, sogniamo magari di prendere alloggio in una delle casette dei francobolli, ben coperti però, perché piove e tira vento…

 

 

 

Fotografie: © Flickr, Treasure Realm ,Virtual Tourist, Il Cubo di Rubik, Wikipedia

mercoledì 26 maggio 2010

8. Milano negli Anni ‘50

C’è un bel gruppo su Facebook, ideato dalla fervida mente di Adriano Parracciani: Geofilm - Le location dei film. Si tratta di collaborare con le fotografie di luoghi dove sono state girate scene di film: si può così notare come siano mutati non solo i luoghi, ma anche le condizioni sociali ed economiche con il passare del tempo. Ecco un altro modo di viaggiare restando immobili. La gita avviene in diverse dimensioni: quella spaziale che ci può condurre a Roma, a Milano, a New York, a Stromboli; quella temporale, che ci conduce nell’Italia degli Anni ‘50 o nell’America dei ruggenti Eighties.

Prendiamo “Totò, Peppino e la malafemmina”, il geofilm che ho postato: la stazione Centrale di Milano, dove avviene la celebre scena dello “sbarco dei cosacchi” con tanto di colbacco e collo di pelliccia tra le risate dei milanesi, non è cambiata molto da allora, almeno nella zona dei binari. Sì, ci sono treni più moderni e televisori ultrapiatti urlano le loro pubblicità ad ogni binario, la gente veste in modo molto meno formale. Ma le volte della galleria sono rimaste com’erano, nonostante la ristrutturazione.

Molto diversa è la zona di Piazza del Duomo, dove si svolge un’altra famosa scena: Totò, l’uomo di mondo tra i fratelli Capone, si rivolge a un “ghisa”, il classico vigile milanese, in un italo-francese delizioso “Noio…. Noio volevàn savoir l’indiriss ja”. Ebbene, il traffico non scorre più in tutta la piazza e nel vicino Corso Vittorio Emanuele, trasformati in area pedonale e in oasi per i turisti che scattano fotografie al Duomo e si scattano foto che finiranno a Tokyo, Seattle, Berlino e Lione. Ma grazie a questi spezzoni cinematografici, abbiamo potuto compiere il nostro viaggio nella Milano degli Anni ‘50.

lunedì 24 maggio 2010

7. Merano

 
Merano è un anno della mia vita, quello del servizio militare passato in tre caserme: la “Rossi” del Centro Addestramento Reclute, la “Leone Bosin” del Reparto Comando e Trasmissioni Orobica e la “Cesare Battisti” del Battaglione Logistico dove venni aggregato e dove passai i restanti nove mesi. Ogni tanto apro la mappa e parto a inseguire ricordi.
 
 
 
 
 
Merano è la città “imposta” che ho imparato ad amare e ad apprezzare. È la città dei Portici e delle Terme, dell’antica chiesa di Santo Spirito e del Duomo dal tipico aspetto tirolese. È la città delle famose passeggiate lungopassirio che costeggiano il fiume e si snodano sulle alture che la circondano: la più celebre è quella che attraversa la città e che ospita il  Mercatino dell’Avvento. È per questo motivo che ci sono tornato l’ultima volta, cinque anni fa. C’ero già tornato un paio di volte. E ogni volta ho scoperto che le caserme, con la sospensione della leva, sono in un degrado totale, se non addirittura demolite, come la “Leone Bosin”. Il viaggio dunque non può che avvenire nel ricordo, nella memoria per certi luoghi che hanno segnato la mia vita, che mi hanno consegnato amicizie che durano tuttora.
 
 
 
Una cartolina dell’«Hotel Bosin», una vecchia fotografia e una nuova
(Fotografie di Marco Fumagalli e Paolo Cerretti)
 
Chi ci passa, chi ci va in villeggiatura, trova ottime offerte, svaghi, concerti, passeggiate; può salire in seggiovia a Tirolo o raggiungere i boschi di Avelengo-Merano 2000, divertirsi. A me invece riporta fantasmi e apparizioni, ricordi che si manifestano all’improvviso in una via o in un angolo caratteristico. Come all’ippodromo: è lì che, in un soffice turbine di semi di pioppi, il 21 maggio del 1988 ho prestato giuramento…
 
08-Spiri
 




Dall’alto: Santo Spirito sotto la neve – Un acquerello del Duomo –         
Uno scorcio della passeggiata lungopassirio – Veduta dalla passeggiata d’inverno
Fotografie © DR tranne le ultime due © Bernd16 e Meranomeran

venerdì 21 maggio 2010

6. Lo Swaziland

Mai stati nello Swaziland? No? Neanch’io. Innanzitutto vediamo dove si trova. È quel puntino rosso sull’estremità orientale del Sudafrica, al confine con il Mozambico. Indipendente dal 1968, è una monarchia assoluta, retta adesso da re Mswati III. Gli abitanti sono poco più di un milione, disseminati su 17.363 kmq.

 

Facciamoci un giretto attraverso le banconote:

 

 

 

e sulle monete:

 

Voglia di partire? Ecco la riserva di Mlilwane:

 

Fotografie: Banconote: Ron Wise; Monete WBCC; Riserva: Bulles d’Oxygene

mercoledì 19 maggio 2010

5. La Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda è per noi agli antipodi. Ciò significa non solo che è il punto più lontano da raggiungere, ma anche che è in un certo senso simile a noi: infatti i kiwi, intendendo i frutti e non l’uccello tipico del paese, hanno trovato un clima ideale per la coltivazione proprio qui in Italia. Certo, loro hanno i Maori e gli All Blacks, hanno avuto uno sviluppo storicamente molto diverso, ma sono, per così dire, i nostri “fratelli” nell’emisfero australe.

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Ecco allora che mi perdo a sognare un viaggio fino a quelle terre remote: lo faccio scorrendo una manciata di monete e di francobolli. Sui conii è riportata la flora e la fauna: la felce d’argento simbolo della nazione compare sul centesimo, sui 2 c’è il fiore di una pianta simile alla robinia, il Kowhai, scientificamente noto come Sophora Microphylla. Sui 5 e sui 20 centesimi ci sono degli animali: il tuatara, o sfenodonte, il più antico rettile vivente, e il kiwi, l’uccello incapace di volare; sui due dollari l’airone cinerino, sui 10 e 20 centesimi una maschera e un totem maori, sui 50 cents l'Endeavour, il brigantino con cui sir James Cook navigò fino all'Australia. Sui francobolli compaiono ancora i fiori di Kowhai, quelli di Puarangi, alcune farfalle.

Sognare la nuova Zelanda non costa nulla, né tempo né denaro. Lo sa anche la coppia Mogol-Battisti: “Sogno il mio paese infine dignitoso e un fiume con i pesci vivi a un'ora dalla casa di non sognare la Nuovissima Zelanda per fuggire via da te Brianza velenosa”...

Fotografie: monete © Coins.Zoxt e Rachel Hammond, francobolli © DR