Come si viaggia restando immobili? Con la fantasia, scorrendo le mappe, i biglietti, le monete, i francobolli, le cartoline...

venerdì 25 giugno 2010

16. Il viaggio immobile di Ricard

segnalato da NIDIA VEDANA

Matthieu Ricard, il noto «monaco-filosofo», è una delle più autorevoli figure del buddhismo tibetano contemporaneo. Appena reduce da un anno di ritiro nel suo eremo di Pema Osel Ling nel Nepal, presenta in questo nuovo libro le sue magiche fotografie prese dalla terrazza del monastero e le collega ai pensieri dei grandi maestri tibetani.

«Questo libro è il resoconto d’un viaggio immobile, e al tempo stesso il frutto d’un lavoro che un fotografo ha raramente l’occasione, il piacere e addirittura il desiderio di compiere: rimanere seduto nel medesimo luogo per un anno intero, in attesa della luce».

L’IPPOCAMPO EDIZIONI - IL LINK

 

domenica 20 giugno 2010

15. Le illusioni di Gonsalves

Il bello di essere “viaggiatori immobili” è la possibilità di andare ovunque, anche in posti che non esistono, nati dalla fantasia che è la nostra guida in questi viaggi. Come attraverso questi dipinti del canadese Rob Gonsalves: ci portano in luoghi di sogno sulle ali di un realismo magico che ci fa credere nell’illusione. Un surrealismo che deve molto a Magritte e a Escher. E allora andiamo in un bosco in riva a un lago che lentamente si trasforma in una città nordamericana. O in un altro bosco dove gli alberi diventano navi. E ancora altri velieri solcano onde fatte di montagne. E una biblioteca si mescola ai tetti di un tramonto, un castello di sabbia diventa vero, una cattedrale si trasforma nella skyline di una metropoli.

Bel viaggio, oggi, nell’illusione dell’arte, non è vero?

 

venerdì 18 giugno 2010

14. Il Santuario del Perello

 

Piccoli cristalli di quarzo, di quelli che si trovano in alcune zone delle Prealpi Orobiche. Questi li ho raccolti passeggiando sul sentiero che da Selvino, ridente località di villeggiatura montana in provincia di Bergamo conduce al santuario del Perello, in località Algua. È proprio lì che, profittando della bella giornata estiva, oggi ci incamminiamo per il nostro viaggio immobile. Partendo da quei pezzetti di trasparente anidride silicica (SiO2).

Ci si arriva tra i boschi in una quarantina di minuti. Oppure lungo una strada asfaltata tutta curve in quarto d’ora con l’auto. Ma noi preferiamo il viaggio nella natura. Il santuario appare all'improvviso al termine della leggera salita. Il campanile in ardesia grigia sembra dare un senso di fresco al villeggiante che raggiunge la meta. All'interno notiamo subito due cappelle: alla più grande si accede salendo una scala di una decina di gradini; l'altra, più buia, si raggiunge scendendo una scala di numerosi gradini; tra le due un corridoio tappezzato di ex voto e un affresco cinquecentesco.

La prima cappella, quella in alto, è luminosa; è decorata a strisce orizzontali grigie e rosa con alcuni quadri di non eccelso valore. Accanto all'altare due statue rappresentano la scena del miracolo, avvenuto nel 1413: la Vergine appare a un contadino e fa germogliare un olivo da un tronco secco. È ben resa l'ingenuità del contadino che sfocia in un atto di devozione e sottomissione: egli è infatti inginocchiato. Davanti all'altare ardono parecchie candele accese dai pellegrini nel corso della giornata. La volta è rotonda con travi intagliate poste a distanza di circa un metro e mezzo l'una dall'altra.

Nella seconda cappella, protetta da un'inferriata, ancora la scena del miracolo: di fronte ad essa ardono lumini in contenitori di metallo rosso cremisi; la volta è affrescata e non molto alta. Una porticina con una feritoia a croce, al pari di altre due finestre, consente la visione sul cortile coperto di ghiaia. Tra gli ex voto esposti nel corridoio, oltre a quelli ricamati a mano e ai molti che riportano fotografie di auto distrutte in incidenti stradali, ne spiccano alcuni dei primi anni del secolo: il ritratto di una miracolata, un uomo investito da una carrozza a cavalli, un altro caduto da un albero, un altro ancora salvatosi nelle trincee della prima guerra mondiale. In mezzo a tutti gli ex voto un grande cuore d'oro ricorda tutti i nostri Caduti.

Bene. Rimettiamo via nella loro scatola di plastica quei pezzetti di quarzo ora. E riprendiamo la strada…

Fotografie: Comune di Selvino, Camminando per Monti, Galizzi

lunedì 14 giugno 2010

13. I parcheggi

Davanti a me alcuni scontrini di parcheggio. Erano nella vaschetta portaoggetti della mia auto e mi sono capitati tra le mani quando finalmente mi sono deciso a fare un po’ di pulizia.

Il parcheggio è il luogo fisico in cui la visita a una città comincia e finisce: racchiude in sé la speranza dell’attesa, le fantasie su ciò che si potrà osservare, sul bar dove si potrà sorbire un cappuccino o bere un calice di vino bianco accompagnato da gustosi stuzzichini, sul ristorante dove ci si fermerà a pranzare. È il luogo del desiderio, dunque. Ma è anche il punto dove la visita finisce: è già ricordo che si va costruendo; è rimpianto di ciò che non si è potuto vedere o fotografare, del souvenir non comprato, della cartolina non spedita. È anche il luogo dove la memoria ha inizio, allora.

Si arriva baldanzosi, con la macchina fotografica, con la borsa, con lo zainetto. Si prende il tagliando e si pagherà poi con comodo, quando si torna. Oppure si inseriscono subito le monete nella fessura e si stampa lo scontrino che ci darà un tempo limitato. Certo, il primo metodo di pagamento è il migliore. Poi si gira per la città, si fa quel che si deve fare, si vede quel c’è da vedere, si compra quel che c’è da comprare. E infine si torna, con passo più stanco. E stanco è anche il gesto di porre la borsa, lo zaino, la macchina fotografica sul sedile posteriore, di posare i pacchetti nel baule. Un bel respiro, un sospiro, un ultimo sguardo al luogo che abbandoniamo e si sale in auto: cintura di sicurezza, avviamento, marcia e si riparte…

 

BELLAGIO

 

LECCO

 

LUGANO

 

CREMONA

 

martedì 8 giugno 2010

12. Il Sudafrica

E dove andiamo oggi? Mah, visto che venerdì cominciano i Mondiali di calcio, potremmo andare in Sudafrica. Alla nostra maniera.

Che ne dite di questi passeri sulla moneta da 1 centesimo di rand?

E dello gnu dalla coda bianca che corre sulla bellissima moneta da 2 centesimi?

E della gru sui 5 centesimi?

 

E poi ancora c’è la pianta di aloe sul nichel dei dieci centesimi…

 

…e le calle sull’omologa moneta d’ottone.

Calle e strelitzie anche sulla moneta da 50 centesimi…

…e l’antilope sul rand

Il Sudafrica è il paese più sviluppato del continente e non è un caso che sia stato il primo paese africano scelto per ospitare i Campionati del mondo di calcio. Ha ritmi di crescita e strutture economiche che competono con quelle dei paesi industrializzati: la sua elevata ricchezza è dovuta agli importanti giacimenti minerari: la prima parola che viene in mente pensando al Sudafrica, ora che l’apartheid è per fortuna un ricordo, è “diamanti”.

Ma il paese è ricco anche d’oro, uranio, antimonio, manganese, nichel, carbone ferro e rame. A noi viaggiatori immobili interessano però maggiormente le bellezze naturali: gli altipiani che elevano un bordo sulla costa (i Monti dei Draghi), la pianura costiera, i monti a isola detti kopjes, le splendide località sull’oceano…

Ho parlato dei mondiali. Ecco qualche stadio:

 

 

Buon viaggio dalla comoda poltrona e Forza Azzurri!

Fotografie: Monete © Daniele Riva / Francobolli © Mineral Stamps / Paesaggi: © Photography Match / Stadi © SA Football World Cup /

venerdì 4 giugno 2010

11. Pian delle Betulle

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Oggi andiamo in montagna. Prendiamo, anzi prendete la funivia, perché io in funivia non ci salirò mai dopo l’unica esperienza allucinante alla Roda de Vael sulle Dolomiti trentine.

Dunque, dicevo, prendete la funivia da Margno, in Valsassina, di cui questo è un biglietto lautamente ricoperto di pubblicità, e salite al Pian delle Betulle. Io vi raggiungerò (meno comodamente) a piedi lungo il sentiero. Cosa c’è lassù? Be’, d’inverno si scia. Ora ci sono prati e pendii – siamo a 1400 metri. E poi c’è la “Tenda dell’anima”, la chiesa finanziata, ideata e fatta costruire dagli alpini reduci dalla guerra d’Albania, opera dell'Architetto Cereghini: questi, con alcuni commilitoni, a Squimarit nel 1941, fece il voto di erigere una cappella se fosse tornato vivo. Così fu: la volle a forma di tenda, per ricordare quelle notti nel gelo e nel fango d’Albania. È dedicata a tutti gli Alpini caduti e al Battaglione Morbegno. A ricordo della ritirata di Russia all’interno è conservata anche un’icona portata dall’Ucraina. Gli Alpini onorano la chiesa delle Betulle con una grande festa in quota la prima domenica di settembre.

Oggi invece, aggiriamoci tranquilli per i boschi e per i prati, respiriamo l’aria fresca e buona. Mangiamo il pane e salame che ci siamo portati da Margno. Poi scenderemo con calma: voi in funivia, io a piedi…

Fotografie © Piandellebetulle.it, Comune di Margno, ANA Tumbre

Cartina © RupaBiker

mercoledì 2 giugno 2010

10. L’Italia del primo dopoguerra

Il post sulle Isole Falkland ha portato a commenti sulla presenza di elementi di flora e fauna sulle monete. Un tempo, prima dell’euro, molto prima dell’euro, anche l’Italia era così. Entriamo allora nella macchina del tempo e compiamo un viaggio a ritroso, verso il primo dopoguerra, sulle monete più insignificanti quanto a valore nominale ma tra le più ricercate quanto a bellezza e importanza numismatica.

Un bel link a un post che parla di queste monete e di come sono nate su "Grammi di storia"


Poi, dopo i dovuti assestamenti, sono arrivate queste:

Se le ultime le abbiamo raramente maneggiate, certo dalle 2 lire con l’ape in su si entra in un altro mondo. È un viaggio che ci porta a ritroso attraverso i primissimi anni del boom economico e più indietro, al tempo della ricostruzione delle città devastate dalla guerra. Sono i tempi del neorealismo, dei grandi film italiani: Sciuscià, Ladri di biciclette, Paisà, Miracolo a Milano, Umberto D. Sono i giorni della rinascita, del lento rifiorire a maniche rimboccate per emergere dalla povertà e dagli orrori di cinque anni di guerra e venti di regime.

MILANO NEL 1953

UN TRAM A ROMA NEL 1950

UNO SPEZZONE DA “STAZIONE TERMINI” (1953)

Qualche esempio sul valore di quelle lire: nel 1946 la moneta da 1 lira valeva 3 centesimi di euro odierni, e soltanto due già nel 1950. Possiamo valutare l’impatto della guerra sull’economia italiana: nel 1940 1 lira valeva ben 68 centesimi di euro odierni!

Fotografie: Maggioref e Cnvaldostano (monete) Miol e Stefer città)